martedì, novembre 21, 2006

Bologna - Primo Cliente

Alle sette e trenta sono uscito di casa, colazione, giornale e pacchetto di sigarette. Poi via verso Bologna. Ho imbocato la Fi-Pi-Li e ho trovato un solo rallentamento che mi ha fatto perdere non più di cinque minuti. A Scandicci ho preso l'A1. Sensa soste e neanche a velocità troppo sostenuta arrivo a Casalecchio alle nove e venticinque. Imbocco l'A13 direzione Padova e un quarto alle dieci sono all'interporto di Bentivolglio. Durante il tragitto il cliente che dovevo visitare mi chiama, aveva urgenza di vedermi per alcuni prezzi che non potevo fornigli al telefono in autostrada. L'interporto è un luogo veramente brutto. Cemento ovunque, gelido in inverno e torrido in estate. C'è una mensa, ottima per il prezzo e la qualità. Un solo bar, ben fornito ma troppo lontano da Livorno. Ci sono grossi blocchi numerati. Al piano terra i magazzini con decine di bocche per l'arrivo dei camion e dei container per il carico e lo scarico delle merci. Al primo piano c'è lo spedizioniere che gestisce il terminal sottostante. Salgo le scale per arrivare da questo fatidico cliente. Entro dalla porta semiaperta. Una stanza con una decina di persone che neanche alzano lo sguardo al mio ingresso. In fondo alla stanza la persona che mi aspetta, alza la testa e mi saluta. Contraccambio. Mi viene incontro e mi accompagna nella sala delle riunioni offrendomi un caffè che accetto volentieri. Ci raggiunge anche la collega del reparto operativo. Iniziano a parlare. Come al solito ascolto in silenzio. Prendo qualche appunto mentre penso a come sono brutti e come sono mal vestiti. Lui stempiato, giacca di lana e camicia dalla quale si scorge la maglia della salute. E' senza cravatta. Lei, più di cinquant'anni, con una gonna tipo scozzese, sul verde, camicia bianca e golf di lana rosso. Cerco di chiudere velocemente la trattativa. Faccio una telefonata in ufficio a Genova. Preso. Prenotano il container con la nostra compagnia. Mi dicono che me ne daranno altri. Almeno uno al mese per l'Australia. Ringrazio e esco velocemente. In realtà non me ne frega assolutamente nulla, una rottura di palle in più. Voglio fumare una sigaretta da quando ho bevuto il caffè. Sono passati cinquanta minuti. Sto per impazzire. Finalmente fuori. Fumo veramente soddisfatto e monto di nuovo in macchina.

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